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| Progetto in corso di realizzazione grazie al contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione Statistica e Documentazione Storica (Il presente progetto è stato realizzato con il contributo dell’Unità per l’Analisi, la Programmazione e la Documentazione Storica – Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni manifestate durante la realizzazione del progetto sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. This project is realized with the support of the Unit for Analysis, Policy Planning and Historical Documentation – Directorate General for Political Affairs and International Security of the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, in accordance with Article 23 ‒ bis of the Decree of the President of the Italian Republic 18/1967. The views expressed in this project are solely those of the authors and do not necessarily reflect the views of the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation.UAP SDS) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) ai sensi dell’art. 23 bis del D.P.R. 18/1967. Le posizioni che emergeranno nell’ambito della ricerca sono esclusivamente espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e dell Cooperazione Internazionale. |
Negli ultimi quindici anni, il continente africano si è progressivamente affermato come uno dei principali teatri della competizione geostrategica globale, divenendo spazio di crescenti rivalità tra potenze tradizionali, emergenti e revisioniste. Per lungo tempo, l’Africa è stata interpretata prevalentemente attraverso le lenti di attori storici quali Francia, Regno Unito e Stati Uniti, la cui influenza si è espressa soprattutto mediante interventi in ambito securitario, cooperazione allo sviluppo e relazioni economiche consolidate.
L’attuale fase multipolare ha tuttavia determinato l’emergere di nuovi protagonisti, che si affiancano, integrano o sfidano la presenza occidentale. Tra questi spiccano la Turchia e le monarchie arabe del Golfo Persico – in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Qatar – il cui attivismo nel continente si inserisce in una più ampia competizione globale che coinvolge anche Cina, Russia e, in misura minore ma crescente, India.
La competizione per l’influenza in Africa si articola su più livelli:
- accesso a risorse naturali strategiche (idrocarburi, terre rare, terreni agricoli);
- controllo di snodi logistici e commerciali critici;
- costruzione di reti di alleanze politiche e rafforzamento della sicurezza marittima.
Attorno a questi driver, Turchia, Arabia Saudita, EAU e Qatar hanno elaborato strategie articolate che vanno ben oltre la diplomazia convenzionale, combinando strumenti politici (apertura di ambasciate, accordi bilaterali e cooperazione istituzionale) ed economici (investimenti infrastrutturali, agricoli ed energetici), spesso affiancati da iniziative in ambito culturale, religioso e umanitario.
Questa multidimensionalità riflette non soltanto le ambizioni regionali e continentali di Ankara e delle monarchie del Golfo, ma anche la loro volontà di affermarsi come attori globali in grado di competere con le grandi potenze e di ritagliarsi margini di autonomia strategica nelle relazioni internazionali. L’Africa rappresenta per questi attori una piattaforma privilegiata per ampliare la propria proiezione di potenza e diversificare le proprie alleanze, riducendo la dipendenza dai tradizionali partner occidentali.
In tale quadro, il coinvolgimento di questi attori esterni non può essere interpretato come un fenomeno episodico o contingente, bensì come parte integrante di un più ampio riorientamento strategico che contribuisce a rimodellare gli equilibri di potere globali, con implicazioni dirette e indirette anche per la sicurezza e gli interessi europei.
In questo contesto si inserisce la mission dell’Osservatorio sul Mediterraneo (OSMED), concepito come una struttura permanente di analisi e monitoraggio dei Paesi del bacino marittimo allargato nei loro profili sociali, politici, economici e geopolitici. Al fine di rafforzare la dimensione internazionale delle proprie attività di ricerca, l’Osmed si propone di costruire e mantenere una rete strutturata e dinamica di relazioni con istituzioni accademiche e centri di ricerca dell’area mediterranea, promuovendo scambi scientifici e cooperazione stabile nel tempo.
Ricercatori coinvolti
- Francesco Anghelone (OSMED) – Coordinatore scientifico
- Giuseppe Dentice (OSMED) – Supporto al coordinamento scientifico
- Edoardo Baldaro (Università degli Studi di Palermo)
- Federico Battera (Università di Trieste)
- Laura Berlingozzi (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)
- Irene Costantini (Università Orientale di Napoli)
- Federico Donelli (Università di Trieste)
- Beatrice Nicolini (Università Cattolica del Sacro Cuore)
- Laura Ponte (Università di Messina e OSMED)
- Nicola Pedde (IGS)
- Maddalena Procopio (ECFR Roma)
- Luca Raineri (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)
- Mario Savina (OSMED)
- Emily Tasinato (CSF)
- Arturo Varvelli (ECFR Roma)
- Angela Ziccardi (ECFR Roma)
Progetto coordinato da

in collaborazione con
| Institute for Global Studies | |
![]() | Università degli Studi di Trieste Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Polo di Gorizia |


