Nuova Democrazia: prime difficoltà per il nuovo governo greco

Rigas Raftopoulos

Il nuovo governo greco – guidato dal partito di centro-destra Nuova Democrazia e in carica dallo scorso luglio – è alle prese con l’attuazione del suo programma elettorale, ma deve già affrontare una certa impasse su molti punti chiave. Sul piano politico, sono due, in particolare, i punti caldi che creano forti difficoltà per il primo ministro Kyriacos Mitsotakis e la sua squadra di governo: la questione della sicurezza e la modifica della legge elettorale.

Una critica che gli analisti muovono al governo di destra è la mancanza di sostanza politica e la conseguente necessità di mascherare questo dato dietro a iniziative di forte impatto mediatico. Al di là delle promesse elettorali che per il momento non sono state rispettate, il governo Mitsotakis non si è espresso in nulla di particolare che non fosse un elevato grado di revanchismo, una forte centralizzazione e assunzioni massicce di giornalisti ed esperti di comunicazione. Il messaggio elettorale, incentrato in maniera predominante sulla sicurezza, non ha trovato per il momento una concreta attuazione, e si è limitato a interventi di ordine pubblico ad uso e consumo dei mass media nella zona di Exarchia ad Atene – da sempre nel mirino della destra, che la dipinge come la fonte di tutti i mali della capitale. Come anche in passato, questo massiccio spiegamento di forze di polizia in quella zona ha portato all’ennesimo fiasco sul piano della sicurezza reale dei cittadini. Parallelamente a queste cosiddette “operazioni-scopa” ad Atene ma anche a Salonicco, finalizzate a sgomberare edifici occupati da migranti senza altra possibile dimora, la scelta del primo ministro di compiere una visita alla mostra fotografica di Yannis Bechrakis, fotoreporter celebre in Grecia e morto da pochi mesi, dedicata anche alla crisi dei profughi in Grecia nelle zone calde di Lesvos e Idomeni, è stata giudicata da molti osservatori come una mossa scandalosa e ipocrita.

Questo poiché nell’agenda di Nuova Democrazia – il partito di Mitsotakis – figurano i muri e la chiusura dei confini, assieme a una retorica spesso accostata apertamente a quella dell’ex ministro degli Interni italiano Matteo Salvini. Tra le reali misure adottate dal governo nei suoi primi mesi di vita è infatti da annoverare la decisione di abolire il rilascio della matricola Amks di sicurezza sociale, deciso dal precedente governo Tsipras, che garantiva a profughi e migranti in ingresso nel paese la copertura sanitaria e le garanzie e i diritti in ambito lavorativo.

Sul piano fiscale il governo di destra sembra deciso a procedere a un aumento della tassa sugli immobili, la famigerata Enfia – per molti simbolo della più evidente arrendevolezza nei confronti della troika Bce, Fmi e Unione europea da parte dei precedenti governi di Nuova Democrazia e del Pasok (il Partito socialista greco).

L’annuncio in campagna elettorale di voler procedere a una modifica sostanziale della legge elettorale e del diritto di voto dei cittadini greci all’estero sembra aver messo in moto meccanismi politici di “arruolamento” nel piccolo partito Kinal, erede del Pasok. Secondo l’opinione di svariati commentatori interni, Mitsotakis sembra infatti deciso a sfruttare la questione della legge elettorale come carta di mediazione, sul terreno sia della scelta del futuro presidente della Repubblica sia della data entro cui tenere le prossimi elezioni politiche. In sostanza, Mitsotakis vorrebbe proporre al Kinal un presidente della Repubblica a lui gradito, premendo soprattutto su quella parte di Kinal composta dai cosiddetti “modernizzatori”, in cambio del sostegno pieno alla modifica della legge elettorale. Questo scenario, in verità, è già stato respinto da Yorgos Papandreou – esponente di spicco di Kinal – che si è detto contrario all’idea di modificare l’articolo della Costituzione che stabilisce la legge elettorale proporzionale già dalle prossime elezioni, e non da quelle ancora successive.

Nell’ambito della politica estera, il recente viaggio del primo ministro ellenico negli Stati Uniti è stato criticato anche da esponenti del suo stesso partito a causa di una certa mancanza di preparazione, come dimostra l’episodio del mancato incontro con il presidente statunitense Donald Trump, poi definito dalla diplomazia ellenica come “mai programmato”. Lo stesso tipo di critica sembra applicabile anche all’episodio dell’incontro ufficiale con il primo ministro macedone Zoran Zaef.

Più ombre che luci, dunque, e l’impressione condivisa da molti commentatori di una forte determinazione dell’attuale esecutivo a smantellare ogni misura politica, soprattutto in ambito sociale, varata dal precedente governo Tsipras. Il tutto condito da una gestione molto aggressiva della comunicazione.