L’emergenza Covid-19: le sfide che attendono il Nord Africa.

L’emergenza sanitaria legata al virus Covid-19 scoppiata in Cina a gennaio nella regione dell’Hubei – una crisi che le autorità di Pechino non hanno avuto la capacità di arginare – si è ormai trasformata in una pandemia globale, come dichiarato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus l’11 marzo scorso. La diffusione del virus ha toccato anche i paesi del Nord Africa e i numeri relativi al contagio, anche se ad oggi non paragonabili a quelli di Stati Uniti, Cina, Italia e Spagna, mostrano una preoccupante dinamica di crescita. La sponda sud del Mediterraneo conta più di 4.000 contagi e oltre 300 decessi. I dati del contagio riportati segnalano in Marocco 1021 positivi e 70 decessi, in Algeria 1320 positivi e 152 decessi, in Tunisia 574 positivi e 22 decessi e in Egitto 1173 positivi e 78 decessi (aggiornamento in tempo reale). L’estendersi rapido del contagio nei paesi europei, che ha comportato una drammatica crisi nella gestione e nella cura dei malati negli ospedali, ha fatto temere ai governi dei paesi arabi della sponda sud del Mediterraneo uno scenario simile – un’eventualità che potrebbe significare l’immediato collasso dei fragili sistemi sanitari nazionali. Questa preoccupazione ha avuto come conseguenza l’adozione di politiche di contrasto dell’epidemia molto simili tra loro, seppur con tempi e gradazioni diversi a seconda degli specifici contesti nazionali. Il Regno del Marocco ha registrato i primi casi il 2 marzo, nella città di Casablanca – si è trattato di cittadini marocchini di ritorno dai loro luoghi di residenza in Italia, Francia e Spagna. Tra le prime misure adottate sono stati interrotti i voli e i collegamenti marittimi, inizialmente con la Francia e l’Algeria, e poi con un numero sempre più alto di paesi ritenuti a rischio. La misura più incisiva è stata la proclamazione di uno stato di emergenza sanitario, entrato in vigore il 20 marzo. Per la prima volta negli ultimi decenni il Marocco si è trovato ad adottare una misura restrittiva di tale portata. Il re Mohammad VI ha dato l’ordine di dispiegare l’esercito nelle città più importanti per mantenere l’ordine e il rispetto delle misure di quarantena nazionale almeno fino al 20 aprile.

In Algeria, e più nello specifico nella capitale Algeri, il primo contagiato è stato individuato il 25 febbraio. Da quella data in poi si è registrato un aumento costante dei contagi nel paese che tuttavia non ha prodotto una chiusura dello stesso. Il presidente Abdelmadjid Tebboune si è limitato – attraverso il decreto numero 20-70 del 24 marzo – a fissare misure di distanziamento sociale e prevenzione per contenere la propagazione del virus sul territorio nazionale. Un ulteriore passo in questa direzione è stato compiuto dal Primo ministro Abdelaziz Djerad con un decreto che estende le misure sopracitate a tutte le province e impone un coprifuoco serale dalle 19 alle 7 del mattino. Solo più tardi, il 31 marzo, sono state sospese le lezioni e chiuse le scuole di ogni ordine e grado. La Tunisia ha reso pubblico il primo caso di Covid-19 il 2 marzo – si è trattato di un cittadino rientrato dall’Italia e poi deceduto. Le misure adottate sono state promulgate attraverso il decreto del presidente numero 2020-28 del 22 marzo, che si basa sull’articolo 80 della costituzione approvata nel 2014. Come in Algeria le limitazioni di movimento sono esecutive durante il giorno fino ad arrivare ad un coprifuoco generale nelle ore serali. L’Egitto sta registrando – assieme all’Algeria – il numero di contagi più alto in Nord Africa: dal primo contagio rilevato, comunicato dalle autorità del Cairo il 14 febbraio scorso, ad oggi, si contano più di mille casi. Come accaduto nei paesi vicini, le autorità egiziane hanno cercato di limitare il contagio attraverso misure di social distancing, con la chiusura dei centri di aggregazione (incluse le moschee e le chiese) e limitazioni al traffico aereo verso i paesi ritenuti più a rischio, tra i quali vi è anche il Qatar.

Le politiche adottate dagli Stati del Maghreb e dall’Egitto non si sono limitate al mero contenimento del Covid-19. In un contesto sociale già compromesso dallo stato di indigenza di importanti fette di popolazione, il rischio ora è che questo stato di debolezza strutturale possa estendersi anche a tutta la classe media. Le conseguenze economiche della chiusura parziale stanno inducendo i governi del Nord Africa ad adottare misure straordinarie. La Tunisia, attraverso il Primo ministro Elyes Fakhfakh, ha annunciato che 130.000 pensionati bneficeranno di un aumento di 100 dinari. A ciò si aggiungono 100 milioni di dinari sbloccati per le indennità di disoccupazione per tutti coloro che hanno perso il lavoro. Questi fondi, ha dichiarato il presidente, saranno finanziati dall’aumento della tassazione su imprese e prodotti finanziari. In Marocco, il re Mohammed VI ha annunciato la creazione di un fondo speciale dedicato alla gestione dell’emergenza sanitaria pari a 10 miliardi di dirham (934 milioni di euro), a cui si aggiungeranno altri finanziamenti derivanti da altri capitoli di spesa, per raggiungere la cifra totale di 30 miliardi di dirham. Il fondo dovrà essere utilizzato per l’acquisto di dispositivi medici di protezione e per la realizzazione di infrastrutture urgenti per il contenimento dell’epidemia. In aggiunta lo stesso fondo dovrà limitare i disagi economici che il paese sta affrontando. In tal senso la misura più significativa è stata la sospensione del pagamento delle imposte per le aziende. Questo provvedimento potrebbe non riguardare tutto il tessuto produttivo, ma una buona parte delle piccole e medie imprese. Per quanto riguarda i lavoratori che a causa dell’epidemia hanno perso i loro salari, sono previsti indennizzi per 2.000 dirham (190 euro). Oltre a questo, il governo di Rabat ha chiesto e ottenuto dalla Banca mondiale una ristrutturazione del debito per l’ammontare di 275 milioni di dollari. Tale alleggerimento consentirà al Regno di poter contare su più risorse per affrontare l’epidemia. In Algeria, per combattere il Covid-19 sono stati stanziati dal governo 370 miliardi di dinari, destinati all’acquisizione di materiale medico e dispositivi di protezione. In più sono stati richiesti 130 milioni di dollari dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale. Come già accennato, i governi della regione si stanno muovendo anche sul piano internazionale per reperire fondi. Lo scorso 26 marzo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha partecipato assieme al suo omologo francese Emmanuel Macron a un video-summit con altri capi di Stato e di governo africani, allo scopo di trovare politiche comuni per contenere la pandemia.

I paesi della Nord Africa stanno cercando di fronteggiare un nemico inaspettato e molto pericoloso. Guardando al panorama regionale si osservano delle sfumature nel ventaglio di provvedimenti adottati: da una chiusura più netta e muscolare in Marocco, a misure di distanziamento sociale che tuttavia non bloccano il paese come l’Egitto. È infine necessario considerare l’impatto delle dure conseguenze economiche globali legate alla pandemia, che sta comportando una caduta del PIL in tutto l’occidente. Questo tracollo si riverbererà su tutti quei paesi in via di sviluppo e in particolare su quelli del Nord Africa, che presentano economie profondamente legate a quelle europee. Le conseguenze non sono al momento calcolabili con precisione, tuttavia appare chiaro che un perdurare della pandemia globale creerà sfide economiche e sociali di non facile gestione per i paesi arabi della sponda sud del Mediterraneo. Fette sempre più importanti di popolazione potrebbero scivolare nella povertà più estrema, provocando proteste e mobilitazioni tali da delegittimare ulteriormente governi che già riscuotono poca fiducia da parte della popolazione. Come tanti paesi occidentali, gli stati nordafricani si troveranno di fronte alla scelta tra allentare le restrizioni di sicurezza sanitarie per far respirare l’economia oppure continuare a stringere le maglie per contenere il virus, con la consapevolezza che con il perdurare della pandemia sarà sempre più difficile trovare un equilibrio.

Mohamed el Khaddar