Marocco: il popolo sceglie di voltare pagina

Le elezioni legislative che si sono svolte lo scorso 8 settembre in Marocco hanno modificato drasticamente – e in un modo del tutto inaspettato – lo scenario politico esistente. La vittoria del Rni – Rassemblement national des indépendants – ai danni del Pjd – Parti de la justice et du développement –, il partito al governo da dieci anni, è stata schiacciante. Il partito liberale guidato da Aziz Akhannouch è riuscito a conquistare 102 seggi, ottenendo un grande successo rispetto ai solo 37 seggi conquistati nelle precedenti elezioni del 2016. Il partito di ispirazione islamica Pjd, che nelle ultime elezioni aveva ottenuto 125 seggi, ha depauperato tutto il consenso conquistato dal 2011, ottenendo solo 13 posti nell’attuale Parlamento. Oltre a questo risultato, vi è un dato che emerge dalla tornata elettorale e che aiuta a capire la straordinarietà del voto maghrebino: l’affluenza alle urne ha superato il 50% , con un netto aumento rispetto al 40% delle ultime elezioni.

Il leader del Rni Aziz Akhannouch. Fonte: Leseco.ma

Le sorti del Pjd sono state dettate da una congiuntura politica ed economica che ne ha minato, da una parte, la credibilità e, dall’altra, la possibilità di mantenere il governo del paese. Principalmente sono due i fattori più importanti in questa dinamica che hanno sfavorito il partito legato alla Fratellanza musulmana: in primo luogo, la complicata gestione dell’emergenza sanitaria ed economica causata dalla pandemia di Covid-19 – dove la scelta o la mancata possibilità di non calmierare i prodotti di prima necessità con un intervento delle casse dello stato ha riscontrato molte polemiche –; in secondo luogo, la normalizzazione dei rapporti con Israele: tale scelta, per un movimento di ispirazione islamica vicino da sempre alla causa palestinese, ha causato un enorme danno di credibilità agli occhi dei suoi sostenitori.

Dalle prime analisi del voto emerge plasticamente una delle quattro fratture di Lipset e Rokkan: la contrapposizione tra  città e campagna. Nelle zone rurali storicamente il voto è più incanalato de les gros électeurs ed un certo sistema clientelare si è stratificato nel tempo, ma, al contempo, il partito di Aziz Akhannouch, attraverso una campagna social innovativa e capillare, è riuscito ad aumentare il proprio consenso dal 3 al 5% anche nelle città, dove l’affluenza solitamente non è molto alta.

Preso atto del responso delle urne, il Re Mohammad VI ha convocato per consultazioni, nei giorni successivi al voto, il leader del partito Rni, dandogli l’incarico di formare il nuovo governo.  Dopo una fase serrata di incontri, l’8 ottobre il Re Mohammad VI ha formalizzato la nascita del nuovo esecutivo.

Il nuovo governo marocchino composto da 24 membri, tra cui sette donne. Fonte: Econostrum

La composizione del governo di Aziz Akhannouch – 24 ministri e 5 delegati , di cui 7 donne e 18 uomini – è formata dalla coalizione dei tre partiti usciti vincitori dal voto:  oltre al Rni, il Pam ( Parti de l’authenticitè et la modernité), formazione di centro-sinistra, e Istiqlal, storico partito di centro destra fondato negli anni Quaranta che ha fatto dell’opposizione al protettorato francese il suo cavallo di battaglia. Nonostante l’appellativo di governo tecnico, in realtà i ministeri più importanti sono stati affidati a politici, per lo più appartenenti agli indipendenti. Infatti, il partito del tycoon e nuovo premier, grazie alla forte posizione in parlamento, ha ottenuto dicasteri strategici come quello dell’agricoltura, dell’economia e della sanità, affidati rispettivamente a Mohamed Sadiki, Nadia Fettah e Nabila Rmili. Per quanto riguarda gli altri membri della coalizione, il Pam guida attraverso Fouad Ali El Himma  il ministero della Giustizia e della pianificazione territoriale, e il partito Istiqlal il ministero dell’Industria. Tuttavia, la riconfigurazione politica non ha coinvolto tutto l’apparato statale: per alcuni ministeri, dopo le consultazioni con il Re, è stato deciso di mantenere una certa continuità con il recente passato, sia per il buon lavoro svolto che per la stabilità nazionale e regionale. Il ministero degli affari esteri, della cooperazione e dei residenti marocchini all’estero continuerà a essere guidato da Nasser Bourita. Stessa sorte per il ministero degli Interni che vede al suo vertice sempre Abdelouafi Laftit.

L’undicesima legislatura guidata di Aziz Akhannouch, dopo questa prima fase di rodaggio, si troverà ad affrontare i problemi reali del paese, con un carico di promesse di cambiamento – tra le ragioni della scelta popolare e della conseguente vittoria – da rispettare. Il regno è arrivato a questa tornata elettorale con tutti gli strascichi e le ripercussioni della pandemia e della crisi sanitaria. Oltre a ciò, l’economia è crollata del 7% nel 2020, con un tasso di disoccupazione salito quasi al 12%, e con la forbice delle diseguaglianza sociali che si è aperta sempre più. Le sfide per il nuovo esecutivo non riguardano solamente la ripresa economica del paese, ma interessano anche il “Nuovo Modello di Sviluppo” sponsorizzato dal Re: un progetto che vede come pilastri, non solo la struttura economica, ma anche l’istruzione e la formazione. La sfida domestica non farà ombra alle grandi questioni di politica estera che il paese sta affrontando negli ultimi anni: la difficile relazione diplomatica con la vicina Algeria, la questione del Sahara Occidentale, i legami politici ed economici con l’Unione Europea e con i singoli paesi della sponda Nord del Mediterraneo, su tutti la Spagna.

Re Mohammed VI. Fonte: Aujourdhui.ma

Al netto di questo risultato e della nascita del nuovo esecutivo, la prova di democrazia nel paese maghrebino è stata riconosciuta a diversi livelli. Molte delle cancellerie estere hanno accolto positivamente il clima di ordine e trasparenza in cui si sono svolte le elezioni. Il paese, a partire dalla risposta al malcontento popolare scoppiato con la Primavera del 2011, ha rinnovato la propria Costituzione in una direzione di maggiore apertura democratica e verso un modello sempre più partecipativo. Il ruolo della monarchia rimane certamente centrale nella vita politica del Regno, dove gode di una legittimazione e fiducia popolare crescente.

Mohamed El Khaddar