L’‘Ashura: fede e tradizione nell’islam sciita

Tra il 28 e il 29 dello scorso agosto il mondo islamico ha celebrato l’‘Ashura, il “decimo giorno del mese di Muharram” (il primo mese dell’anno nel calendario lunare islamico). Per i musulmani sciiti, il gruppo minoritario della fede islamica rispetto ai sunniti, si tratta di un evento carico di emozione che ricorre un periodo particolarmente significativo. Ogni anno, nelle città sciite, in questi giorni si percepisce infatti un’aria diversa, si assiste a una diffusa partecipazione popolare e a una riscoperta delle tradizioni, dei rituali e dei valori della fede sciita – la spiritualità, la devozione, la solidarietà.

Fedeli sciiti in marcia a Karbala (Iraq) per celebrare l”Ashura.
Fonte: Wikimedia Commons.

Con l’‘Ashura, gli sciiti commemorano l’anniversario della morte del loro terzo Imam, Hussein Ibn ‘Alì, nella battaglia di Karbala (nell’attuale Iraq) nell’anno 680. Hussein – figlio del califfo ‘Alì e di Fatima, la figlia del Profeta Maometto – rappresenta per gli sciiti una figura persino più importante e più ricordata di suo padre, il primo Imam. Dopo la rinuncia del fratello Hassan – il secondo Imam sciita – ad ogni aspirazione al ruolo di califfo, i seguaci di ‘Alì (“Sciiti” o “Alidi”) videro in Hussein il legittimo pretendente al titolo. L’inaspettata ascesa al califfato di Yazid ibn Mu’awiya, indusse Hussein ad avventurarsi verso la città di Kufa per organizzare una rivolta contro Yazid e la sua dinastia, gli Omayyadi. L’insurrezione fu repressa, ma Hussein, determinato a non ritirarsi, combatté fino alla morte assieme a 72 suoi seguaci.

La morte tragica e dolorosa di Hussein, insieme alla sua famiglia e a tutti i suoi eredi maschi (tranne il neonato ‘Alì, futuro quarto Imam ‘Alì Ibn Hussein), consacra la rottura definitiva dei due grandi filoni dell’islam – quello sunnita e quello sciita. Da quel momento, coloro che riconoscono la legittimità del califfo Yazid vengono chiamati sunniti, mentre chi predilige il legame di sangue con la famiglia di Maometto – Ahl al-Bayt – e considera Hussein come il legittimo erede del Profeta, viene identificato come sciita. La sconfitta di Hussein ha creato una frattura politica e spirituale nel mondo islamico: gli sciiti, infatti, non sono stati semplicemente identificati come un gruppo di opposizione contro l’autorità della dinastia Omayyade, ma anche come una dottrina di resistenza morale e religiosa. Per gli sciiti Hussein non ha combattuto solo per sé e per i suoi interessi politici e dinastici, ma ha sacrificato la sua vita per una giusta causa, per la salvezza dell’umanità e per la giustizia. La storia di Hussein è insomma diventata un mito fondativo della fede e dell’identità sciita.

Le pratiche e le manifestazioni dell’‘Ashura non sono obbligatorie secondo la dottrina sciita, ma sono delle azioni di devozione molto sentite. Le celebrazioni – diffuse in paesi diversi come l’India, l’Iran, l’Iraq, il Libano, l’Afghanistan e persino nel Bahrein, nel Golfo Persico – si articolano in un avvincente rituale, ricco di passione e soprattutto di una simbologia visiva unica nel suo genere nel mondo musulmano. L’aspetto estetico, infatti, è molto evidente nelle manifestazioni popolari di devozione sciita. Ad esempio, lo sciismo si identifica a livello visuale con tre colori: il nero, che esprime la tristezza ed è tipico delle dimostrazioni di lutto; il rosso, volto a commemorare il martirio di Hussein e la battaglia di Karbala; e il verde, considerato un colore spirituale, segno di rispetto per la discendenza del Profeta.

La Moschea di Hussein a Karbala.
Fonte: Wikimedia Commons.

La città di Karbala – sede del mausoleo dedicato a Hussein – è uno dei luoghi più sacri dell’islam, e rappresenta una meta di pellegrinaggio fondamentale per gli sciiti, che vi si riuniscono principalmente in due occasioni: l’‘Ashura e la giornata santa di Arba’een (“quarantesimo” o chehelom, in persiano), che cade nel quarantesimo giorno dall’anniversario della morte di Hussein – considerato tradizionalmente come la data in cui la testa decapitata del martire, che era stata portata come trofeo a Damasco, venne finalmente riunita al suo corpo. In questa occasione pellegrini sciiti provenienti da tutto il Medio Oriente si recano a Karbala a piedi, un viaggio che può durare fino a 20 giorni. Tuttavia, negli ultimi anni il cammino verso Karbala è stato interrotto per via della presenza e delle attività terroristiche del gruppo estremista Isis/Daesh in Iraq e in Siria. Solo recentemente è stato possibile per i fedeli sciiti recuperare questa tradizione, grazie a una serie di nuovi protocolli di sicurezza per i pellegrini emanati dal il governo iracheno. L’‘Ashura e l’Arba’een sono considerati festività nazionali nel calendario dei paesi islamici a maggioranza o con una forte componente sciita, come l’Iran, l’Iraq, l’Azerbaijan e l’Afghanistan.

Fedeli sciiti celebrano l”Ashura nel 2016.

La leggendaria resistenza di Hussein nei confronti di Yazid è diventata un modello etico per i musulmani sciiti. In Iran fu fatto ad esempio appello al martirio di Hussein per invocare la resistenza nei confronti del regime dello Shah, e in seguito per mobilitare le masse contro il l’invasione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. In Libano, l’esempio di Hussein fu citato per stimolare la resistenza contro le truppe israeliane che negli anni Ottanta avevano invaso il sud del paese. In tempi recenti, la determinazione di Hussein ha motivato i soldati e i miliziani sciiti nella lotta contro l’Isis.

Partecipazione alla cerimonia del lutto durante il periodo di Muharram e l’emergenza
sanitaria COVID-19 in Iran.
Fonte: Agenzia di stampa IRNA.

L’importanza dell’‘Ashura per i fedeli sciiti è stata confermata anche durante l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. In Iran i rituali e le celebrazioni non sono stati annullati, ma sono stati creati degli spazi appositi al fine di garantire il più possibile il rispetto delle pratiche sanitarie e del distanziamento sociale. Lo stesso “leader supremo” iraniano, ‘Alì Khamenei, ha sottolineato l’importanza del rispetto delle regole pregando da solo nella grande Moschea, indossando anche una mascherina. Durante il Muharram le autorità iraniane hanno vietato le marce, le cerimonie in luoghi chiusi e gli spettacoli teatrali come il Ta’zieh (una forma di dramma religioso). Vari rituali e programmi religiosi sono stati celebrati e diffusi in modalità “virtuale” – online – e attraverso i media iraniani. Procedure analoghe sono state adottate in altri paesi come l’Iraq e il Libano. Tuttavia, alcuni noti ayatollah sciiti, come il Grande Ayatollah Shirazi, hanno chiesto al governo iracheno di facilitare le procedure di viaggio e di annullare i costi delle pratiche di visto e ingresso per i cittadini dei paesi arabi e islamici, allo scopo di facilitare i rituali del periodo di Muharram, e in particolare per agevolare i pellegrini nel giorno santo di Arba’een.

Shirin Zakeri