La crescente presenza cinese nel Maghreb: la cooperazione sino-algerina

L’attivismo cinese nel continente africano rappresenta un microcosmo dell’evoluzione degli equilibri internazionali nel nuovo millennio. Nel 2000 Pechino ha lanciato il “Forum sulla cooperazione Cina-Africa” (FOCAC), al fine di intensificare i propri legami con il continente africano – legami limitati, nei decenni precedenti, dalle esigue risorse che il paese poteva destinare alla cooperazione internazionale e agli investimenti esteri. Nel corso del triennio successivo, Pechino ha dirottato 1 miliardo di dollari verso le economie africane. Questa cifra è cresciuta nel tempo esponenzialmente,  raggiungendo i 60 miliardi annunciati in occasione dell’ultimo vertice del FOCAC del settembre 2018, per il periodo 2018-2020.

Se la penetrazione cinese in Africa è evidente in tutte le aree del continente, l’intensificarsi delle relazioni con i paesi del Nordafrica rappresenta un chiaro segnale della proiezione di potenza cinese, capace di raggiungere una regione storicamente lontana dall’influenza della Repubblica popolare, anche per via dei legami con il mondo occidentale ed in particolare con l’Europa mediterranea.

L’allora Primo Ministro algerino Ahmed Ouyahia, assieme al Presidente cinese Xi Jinping , in occasione dell’adesione algerina alla Belt and Road Initiative il 4 settembre 2018.

Al fine di analizzare compiutamente il ruolo di Pechino nelle relazioni con i paesi del Maghreb, è possibile concentrarsi sul rapporto con l’Algeria, la quale, sotto diversi punti di vista, ha più di altri aderito alle iniziative economiche e diplomatiche cinesi. L’Algeria ospita infatti il maggior numero di cittadini della Repubblica popolare in Nordafrica (circa 40.000, la comunità straniera più numerosa nel paese). Inoltre, nel 2014, l’Algeria è stato il primo paese del mondo arabo a stringere un partenariato strategico globale con la Cina, rapporto poi trasformatosi, il 4 settembre 2018 – a margine del già citato appuntamento triennale del  FOCAC – nella firma  del protocollo d’intesa sulla Belt and Road Initiative, poi ratificato dal paese maghrebino nel settembre 2019.

Il primo segnale evidente della presenza di Pechino in Algeria è rinvenibile nell’attivismo delle aziende cinesi nel settore delle costruzioni. Tra le principali opere costruite da compagnie cinesi è possibile citare il teatro dell’Opera – dono del governo di Pechino – il nuovo aeroporto di Algeri, completato nell’aprile 2019, ed infine lo stadio olimpico di Orano, destinato a essere sede dei giochi del Mediterraneo del 2021. Senza dubbio, l’opera di maggiore significato riguarda però la costruzione della Djamaa el Djazaïr, ossia la grande moschea di Algeri: la terza per dimensioni al mondo, la prima del continente africano e quella con il minareto più alto del pianeta (265 metri).  Costruita dalla China State Construction Engineering, con il supporto del gruppo italiano Trevi, che ha operato sulle fondamenta dell’enorme minareto, la moschea assume un forte significato simbolico, sia nel rivendicare ulteriormente la rescissione dei legami coloniali con la Francia, sia in relazione alla competizione con il rivale regionale dell’Algeria, il Marocco.

Dettagli della grande moschea di Algeri. Fonte Xinhua.

Un settore dove il contributo cinese è altrettanto importante, e segnatamente più strategico, è quello delle infrastrutture. In questo campo è da segnalare la realizzazione di un’autostrada di circa 1.200 chilometri che connette il paese da est a ovest, all’interno di un piano generale che ha visto la costruzione da parte cinese di circa 13.000 chilometri di strade e 3.000 di ferrovie. È inoltre di particolare rilievo il progetto di un nuovo porto ad El Hamadania, a 70 km a ovest della capitale. Il porto, il cui progetto è stato annunciato nel 2017 e i cui costi stimati si aggirano attorno ai 3,5 miliardi di dollari, verrà costruito dalla China Harbor Engineering e dalla China State Construction Engineering Corporation, che deterranno il 49% della proprietà (il 51% è in mano al governo algerino). L’opera ha l’ambizione di competere con il Tangeri MED, che, dopo l’estensione completata nel giugno 2019 (resa possibile anch’essa grazie a fondi cinesi), è divenuto il principale porto africano, con l’ambizione di affermarsi come snodo primario nel traffico di merci marittime nel Mediterraneo. Nelle intenzioni di Pechino, d’altronde, il porto di El Hamadania può essere un hub fondamentale per collegare il Mediterraneo con i giacimenti di greggio e gas della Nigeria.

Sul fronte degli Investimenti diretti esteri (Ide), oltre al già citato settore infrastrutturale, i cinesi hanno investito a vario titolo nei settori minerario, nell’industria petrolifera e nella produzione di cemento. Nonostante ciò, Pechino non ha ancora raggiunto la leadership nel settore degli Ide nel paese, e non mancano gli esempi di investimenti fallimentari, come quello relativo alla creazione della Jiangling Economic Special Zone, lanciata nel 2008 con l’obiettivo di favorire la produzione di automobili cinesi per il mercato algerino, ma mai decollata. D’altro canto, la Cina continua tuttavia a rappresentare un partner importante, soprattutto considerando il trend in crescita degli investimenti nel paese, al fine di sostenere il processo di diversificazione economica ed energetica di Algeri, il cui modello di crescita è tutt’oggi dipendente dalla vendita di idrocarburi (oltre il 90% delle esportazioni totali).

Se investimenti infrastrutturali e presenza nelle settore delle costruzioni rappresentano un importante segnale del crescente ruolo cinese in Algeria, questo è d’altro canto misurabile soprattutto in relazione al volume di scambio commerciale. Pechino, di fatti, è dal 2013 il primo partner in termini di esportazioni per Algeri. L’export cinese ha superato gli 8 miliardi di dollari (2017), mentre il livello di import da parte della Cina è nettamente inferiore (334 milioni nel 2017, sebbene sia incrementato di circa 60 volte dal 2000) e riguarda quasi esclusivamente gli idrocarburi. Pechino è perciò responsabile della stragrande maggioranza del deficit commerciale algerino, vista la crescente importanza cinese nell’economia del paese maghrebino. Nello specifico, la Cina esporta soprattutto manufatti e macchinari industriali, mentre sta assumendo particolare rilievo il settore delle armi. Tra il 2008 ed il 2018, di fatti, l’Algeria ha acquistato armi da Pechino per un valore di 882 milioni di dollari, corrispondente a circa un terzo del totale di export cinese nel settore in Africa.

Alla luce di questi dati, il ruolo della Cina in Algeria non può che rappresentare un fattore di preoccupazione per i paesi europei, i quali non possono che constatare la graduale e crescente presenza di un rivale globale in un’area fondamentale per la stabilità mediterranea e saheliana, oltre che vitale per l’approvvigionamento di materie prime. Questo discorso è particolarmente rilevante per l’Italia, il principale importatore di idrocarburi algerini.

Dal lato cinese, è possibile considerare quello in Algeria come un investimento a lungo termine, sia per la già citata valenza geo-strategica del paese, sia nell’ottica del crescente fabbisogno energetico da parte di Pechino, sia, infine, in relazione alle potenzialità di sviluppo del mercato interno algerino e, più in generale, dei paesi dell’Africa mediterranea.

Simone Acquaviva