Algeria e Marocco. L’attivismo di Mosca e Pechino in Nord Africa

La posizione assunta da Algeria e Marocco in occasione dei voti all’UNGA del 2 marzo e del 7 aprile devono suonare come un campanello di allarme per i governi occidentali. I paesi del Patto Atlantico, rispetto al periodo della Guerra fredda, devono oggi affrontare un mondo molto più complesso rispetto a quello che era stato disegnato alla fine della Seconda guerra mondiale. La Cina e la Russia rappresentano gli elementi di un mondo sempre più multipolare con il quale l’Occidente dovrà fare i conti, tentando di ridefinire un equilibrio che eviti il ripetersi di crisi come quella attuale nell’Europa orientale. In un quadro internazionale che si fa sempre più complesso e articolato, è dunque essenziale che gli Stati Uniti e l’Unione Europa riconsiderino le proprie strategie e i rapporti con i paesi terzi.

Nel Dossier, al fine di comprendere cosa abbia spinto Algeri e Rabat ad assumere una posizione neutrale in occasione di un voto dalla forte valenza politica, sono stati analizzati i rapporti economici, militari e finanziari tra i due paesi e la Russia, ma anche le relazioni con la Cina. Pechino, infatti, da anni è divenuto un attore di primo piano nel continente africano, attuando una politica di forti investimenti economici regolata dal principio (tanto gradito) della “non interferenza” negli affari interni dei paesi dove opera.

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